Il Bursôn, testimone di una Romagna da scoprire

Fedeli alla linea della anime della nostra rete... parliamone un tantino


Perchè si rimane un po’sorpresi nell’entrare in Bassa Romagna ed e accorgersi che qui il “Benvenuto” non è dato dalle classiche scritte multilingue che tipicamente accolgono un visitatore prima di entrare nel centro abitato.Qui il visitatore è salutato da un cartello che reca un grappolo d’uva e la scritta un po’ curiosa: “Zona di produzione del Bursôn”.
Ma... che sarà mai il Bursôn ?

Quel cartello, quasi come fosse un libro magico delle fiabe, racconta delle profonde radici storiche di questa parte di Romagna un tempo conosciuta come magnum forestum e utilizzata come grande riserva di grano e vino per le legioni romane impegnate nelle varie campagne militari coi popoli nordici.
Ma non di grano, oggi di un vino stiamo parlando; di un vino da un vitigno autoctono salvato un secolo fa dalla curiosità di Antonio Longanesi detto il Bursôn che, ai margini di una zona boscosa che delimitava la sua proprietà in Boncellino di Bagnacavallo, notò quella vite abbandonata. Dall’aspetto rustico, sembrava essere una varietà antica, forse ibridizzata e inselvatichita dal tempo ma che dava ancora un frutto buono, zuccherino e molto resistente all’appassimento.
Arrampicata ad una quercia, quella vite silvestre dagli acini dolci faceva da richiamo agli uccell.

E rimanendo fedeli al tema delle anime della nostra rete, appassionata di scoperta e di bici ci addentriamo nella società Agricola Randi, fondata alla fine della seconda guerra mondiale, si compone oggi di più corpi, distribuiti nei comuni di Fusignano ed Alfonsine.
Attualmente nei vigneti che si estendono per quasi 40 ettari di superficie vengono coltivati Trebbiano, uva Longanesi, Malbo gentile, Chardonnay, uva Dora, uva Famoso e Centesimino.

Dal 2000 la Società è associata al consorzio “Il Bagnacavallo” per la produzione e valorizzazione delle uve Longanesi denominate appunto Burson (nome e marchio registrato dal Consorzio che ne cura l’immagine e ne certifica la qualità e l’idoneità alla commercializzazione).

I vini dell’azienda Randi sono presenti da qualche anno nella più importante guida regionale “Romagna da bere” come Etichetta Nera, Etichetta Blu e Passito Rosso, sfiorando “l’Eccellenza” ovvero il massimo riconoscimento per i vini della regione Emilia Romagna.

La curiosità di scoprire una realtà vitivinicola unica e con una forte identità territoriale, ma anche la certezza d’incontrare il calore della Romagna più autentica. La curiosità di assaggiare un vino poco conosciuto e dal nome bizzarro ma anche la certezza di degustare qualcosa d’irreperibile altrove. Curiosità e certezza, due aspetti che contraddistinguono il carattere di questo vitigno di pianura che, abilmente, sa rendersi docile e accomodante nella versione passita ma anche scontroso e nerboruto nella versione secca. Curiosità e certezza, due comportamenti di un vitigno generoso e unico che col tempo è diventato l’alfiere della produzione vitivinicolae il custode delle radici storiche di una Romagna da scoprire.

Ne volete sapere di più ?
Native Wine Grapes of Italy by Ian D’Agata è un bellissimo libro che celebra il ricco patrimonio in Italia di vitigni autoctoni .
Dotato di una sezione sull’ uva Longanesi dell’Emilia Romagna , suggerisce Randi Vini Bursôn come uno dei suoi “Vini da provare” 


Dalla redazione Slow Bike Tourism

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